Il digiuno è spesso presentato come una pratica depurativa capace di favorire una rapida perdita di peso. Tuttavia, la realtà è molto più complessa e rischiosa di quanto si possa pensare. Vediamo insieme cosa ci dice la scienza.
Cosa succede durante un digiuno prolungato?
Sebbene nelle prime settimane il digiuno possa compromettere la muscolatura, dopo circa tre settimane si osserva una prevalenza della perdita di grasso rispetto a quella di massa magra negli individui obesi. Ma è sicuro rimanere senza cibo così a lungo?
Molti sostenitori del digiuno parlano di un “processo di purificazione”. In realtà, senza un adeguato apporto di vitamine e minerali, il corpo va incontro a gravi carenze nutrizionali. Gli individui in sovrappeso possono sopravvivere anche oltre 380 giorni senza introdurre calorie, ma nessuno può sopravvivere così a lungo senza micronutrienti essenziali. Ad esempio, lo scorbuto, causato dalla carenza di vitamina C, può manifestarsi già in quattro settimane. La carenza di tiamina (vitamina B1) può insorgere anche prima, provocando danni cerebrali irreversibili nel giro di pochi giorni.
L’importanza degli integratori
Nei protocolli clinici di digiuno prolungato, viene sempre garantita la somministrazione quotidiana di integratori multivitaminici e minerali. Questo approccio ha prevenuto molte complicazioni serie. Al contrario, chi pratica il digiuno senza supervisione medica – per motivi religiosi o di protesta – ha riportato gravi conseguenze, come paralisi, coma e decessi.
I rischi mortali del digiuno
Nonostante i risultati iniziali positivi sulla perdita di peso, alcuni medici che tentarono di applicare il digiuno terapeutico ai loro pazienti osservarono esiti tragici. In uno studio, due pazienti su dodici morirono. Entrambi soffrivano di insufficienza cardiaca e assumevano diuretici. Il digiuno stesso induce una forte perdita di liquidi ed elettroliti, e la combinazione con i diuretici portò a gravi aritmie cardiache fatali.
In altri casi documentati, anche senza farmaci concomitanti, sono stati osservati decessi improvvisi durante la terza settimana di digiuno, nonostante condizioni iniziali apparentemente buone.
Il cuore non è risparmiato
Contrariamente all’idea che il cuore sia protetto durante il digiuno, studi storici – come quelli condotti nel ghetto di Varsavia – hanno mostrato una significativa atrofia cardiaca nei soggetti gravemente malnutriti. In un caso moderno, una donna ventenne che aveva perso 59 chili in 30 settimane di digiuno, morì improvvisamente di infarto subito dopo aver ripreso a mangiare.
Il pericolo della rialimentazione
La fase più critica del digiuno è spesso la ripresa dell’alimentazione. Dopo lunghi periodi di privazione, il corpo può reagire in modo drammatico alla reintroduzione di cibo, sviluppando la cosiddetta sindrome da rialimentazione. Se nutrienti essenziali come tiamina e fosforo non vengono reintegrati prima della ripresa alimentare, possono verificarsi insufficienze multiorgano potenzialmente letali. È per questo che le linee guida mediche prevedono l’infusione preventiva di vitamine come la tiamina.
Digiuno prolungato: solo sotto stretto controllo medico
Oggi il digiuno sotto supervisione medica, come praticato in cliniche specializzate (es. il centro TrueNorth in California), è molto più sicuro. In un’analisi su 768 pazienti sottoposti a digiuni fino a 41 giorni, si sono verificati circa 6.000 eventi avversi, ma per la maggior parte si trattava di effetti collaterali lievi come affaticamento, nausea, mal di testa e vertigini. Solo due casi sono stati considerati gravi e non ci sono stati decessi.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che il digiuno prolungato dovrebbe essere intrapreso solo sotto controllo medico, idealmente in ambiente residenziale, per monitorare parametri vitali ed elettroliti ed evitare complicanze gravi.
Digiuno terapeutico: il rapporto tra rischi ed efficacia
Qualsiasi trattamento medico deve bilanciare rischi e benefici. Nel caso dell’obesità grave, anche interventi molto invasivi come la chirurgia bariatrica sono considerati giustificabili per la loro efficacia. Tuttavia, il digiuno terapeutico ha perso favore tra i medici non solo per i rischi associati, ma anche perché i risultati a lungo termine non sono migliori di quelli ottenibili con una dieta ipocalorica bilanciata.
In conclusione: digiunare senza un adeguato supporto medico può essere estremamente pericoloso. Prima di considerare strategie così drastiche, è sempre consigliabile consultarsi con un professionista sanitario esperto.
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