Lo studio, intitolato “L’assunzione regolare di tè verde (Camellia sinensis) riduce il danno al DNA negli esseri umani”, esplora i meccanismi molecolari che spiegano gli effetti genoprotettivi del tè verde. Sebbene sia noto che il consumo di tè verde riduca i danni al DNA, le precise vie molecolari non sono ancora del tutto chiare. La ricerca ipotizza che la protezione possa essere dovuta ad adattamenti citoprotettivi sensibili al redox piuttosto che ai soli effetti antiossidanti diretti delle catechine del tè, che paradossalmente mostrano attività pro-ossidante in vitro.
Risultati principali:
- Riduzione del danno al DNA: Lo studio ha coinvolto una ricerca randomizzata, controllata con placebo e di tipo crossover, in cui i partecipanti (n = 16) hanno consumato tè verde. Il danno al DNA nei linfociti è stato ridotto di circa il 30% (p < 0,001) a 60 e 120 minuti dopo una singola dose e in campioni a digiuno raccolti dopo 7 giorni di supplementazione con tè verde.
- Aumento dell’attività di hOGG1: L’attività della glicosi1 ossoguanina umana (hOGG1), un enzima di riparazione del DNA, è aumentata significativamente (p < 0,0001) a 60 e 120 minuti dall’ingestione del tè e ha mostrato un ulteriore aumento dopo 7 giorni di assunzione regolare.
- Ossigenasi-eme-1: Aumenti significativi (p < 0,0005) sono stati osservati anche nell’attività di hOGG1 e nell’ossigenasi-eme-1, una proteina con effetti antiossidanti e antinfiammatori, dopo 7 giorni di supplementazione.
I risultati indicano che l’assunzione di tè verde, sia in dose singola sia regolare, induce adattamenti citoprotettivi sensibili al redox e modifiche post-traduzionali che influenzano l’hOGG1, contribuendo agli effetti genoprotettivi osservati.