Nel 1980, un famoso studio pubblicato dai ricercatori della Johns Hopkins quale fosse la relazione tra vitamina D e sopravvivenza nei pazienti oncologici. Cercava di capire perché alcuni stati degli USA, come il New Mexico e l’Arizona, presentassero tassi di tumore al colon circa dimezzati rispetto ad altri stati come New York, New Hampshire e Vermont. La risposta potrebbe essere legata all’esposizione al sole. Gli studiosi ipotizzarono che la “vitamina del sole”—la vitamina D—potesse essere un fattore protettivo contro il tumore al colon (1). Da allora, l’esposizione al sole è stata associata a tassi ridotti di 14 altri tipi di tumori (2).

Studi successivi hanno confermato che livelli più alti di vitamina D nel sangue sono associati a una minore mortalità nei pazienti con tumore colorettale. Una meta-analisi ha rilevato che i pazienti con livelli più elevati di vitamina D presentavano un rischio di morte ridotto fino al 50% rispetto a quelli con livelli più bassi (3). In particolare, una ricerca ha mostrato che maggiore è il livello di vitamina D, minore è il tasso di mortalità (4). Questo potrebbe spiegare perché il tasso di sopravvivenza del tumore al colon dipenda, in parte, dalla stagione in cui viene diagnosticato: il rischio di morte è più basso se la diagnosi avviene in autunno, dopo aver passato l’estate ad accumulare riserve di vitamina D (5).

Vitamina D e Sopravvivenza nei Pazienti Oncologici: Altri Fattori Stagionali

Tuttavia, ci sono altri fattori di rischio che potrebbero essere legati alla stagionalità. Ad esempio, in autunno le persone potrebbero sfruttare i benefici dei raccolti stagionali e mangiare in modo più sano. Oppure, il consumo di alcol potrebbe essere maggiore in inverno. D’estate, invece, le persone passano più tempo all’aperto, esponendosi maggiormente al sole e facendo più attività fisica—un fattore che potrebbe essere di per sé protettivo contro il cancro (6).

Questi tipi di studi forniscono prove circostanziali, ma stabilire una relazione causa-effetto tra carenza di vitamina D e tumore al colon attraverso studi osservazionali è difficile a causa dei cosiddetti “fattori confondenti”, come l’esercizio fisico (7). Ad esempio, una meta-analisi del 2015 ha sottolineato che, nonostante l’evidente correlazione tra livelli di vitamina D e sopravvivenza, fattori come l’infiammazione sistemica e lo stato di salute generale del paziente potrebbero influenzare la relazione (8).

Vitamina D e Sopravvivenza nei Pazienti Oncologici: Il Caso della Terapia Ormonale Sostitutiva

Un esempio concreto di come le variabili nascoste possano influenzare i risultati è dato dalla terapia ormonale sostitutiva (HRT). Le donne che assumevano farmaci come il Premarin sembravano avere un rischio di malattie cardiache ridotto del 50% (9). Questo spinse milioni di medici a prescrivere tali farmaci. Tuttavia, analizzando più a fondo i dati, si notava che le donne che assumevano estrogeni non solo avevano un rischio ridotto di malattie cardiache, ma anche di incidenti e omicidi. Quindi, non era il farmaco a fare la differenza (10). L’unico modo per saperlo con certezza era testare il farmaco in uno studio clinico randomizzato, dove metà delle donne riceveva il farmaco e metà no (11).

Dopo un decennio, è stato fatto uno studio del genere. E anziché registrare una riduzione del rischio del 50%, si osservò che, dopo un anno di assunzione di pillole ormonali, il tasso di attacchi di cuore e di morte aumentava del 50% (12). Alla luce dei dati, si è concluso che la variabile nascosta era probabilmente il livello socioeconomico: le donne meno abbienti erano meno propense a ricevere la terapia ormonale sostitutiva e più propense a morire di malattie cardiache o a essere vittime di omicidi (13).

Vitamina D e Sopravvivenza nei Pazienti Oncologici: Rischio di Causalità Inversa

Oltre alle variabili nascoste, esiste anche la possibilità di una causalità inversa. Forse livelli bassi di vitamina D non peggiorano il cancro, ma è il cancro che peggiora i livelli di vitamina D. Anche se i tumori non sembrano influire direttamente sui livelli di vitamina D, i trattamenti oncologici potrebbero farlo. Ad esempio, uno studio ha dimostrato che anche un semplice intervento al ginocchio può ridurre drammaticamente i livelli di vitamina D nel giro di poche ore, probabilmente a causa dell’infiammazione indotta dall’operazione stessa (14).

Vitamina D e Sopravvivenza nei Pazienti Oncologici: Cosa Dicono gli Studi Recenti

Studi più recenti hanno confermato che livelli più alti di vitamina D sono associati a una migliore sopravvivenza non solo nel tumore colorettale, ma anche nel cancro al seno (15). Le donne con i livelli più bassi di vitamina D presentano un rischio di recidiva e morte doppio rispetto a quelle con livelli più alti (16). I livelli di vitamina D sono associati anche a una sopravvivenza più lunga nei casi di cancro ovarico e altri tumori, come il linfoma (17).

Gli studi randomizzati più recenti hanno dimostrato che gli integratori di vitamina D sembrano effettivamente ridurre il rischio di morte per cancro (18). Una meta-analisi del 2014 ha concluso che l’assunzione di vitamina D riduce significativamente il rischio di mortalità nei pazienti oncologici, con benefici osservati a livelli ematici di almeno 75 nanomoli per litro (19). Questi livelli, tuttavia, non sono raggiunti da tre quarti delle donne con cancro al seno e dal 97% dei pazienti con tumore al colon (20).

Per raggiungere questi livelli, potrebbero essere necessarie dosi giornaliere di 2.000-4.000 unità internazionali di vitamina D, dosi che, secondo le evidenze attuali, non sembrano presentare rischi (21). Indipendentemente da quale sia il livello esatto ottimale, i risultati di questi studi potrebbero avere un impatto profondo sui futuri trattamenti oncologici.

Conclusione su Vitamina D e Sopravvivenza nei Pazienti Oncologici

In conclusione, la vitamina D sembra svolgere un ruolo importante nella prevenzione e nel miglioramento della sopravvivenza nei pazienti oncologici. Sebbene i meccanismi precisi e le dosi ottimali necessitino di ulteriori approfondimenti, le evidenze attuali indicano che mantenere livelli adeguati di questa vitamina potrebbe essere una strategia utile nella gestione dei pazienti oncologici. Il futuro potrebbe vedere la vitamina D diventare una componente cruciale nella terapia integrata del cancro, basata su risultati che vanno oltre la semplice correlazione e puntano a stabilire una relazione causale solida tra i livelli di vitamina D e la sopravvivenza dei pazienti.

Bibliografia

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