Molti uomini sviluppano tumori alla prostata nascosti con l’avanzare dell’età. Si stima che entro i 60 anni circa il 64% degli uomini presenti cellule tumorali alla prostata, ma solo l’11% riceverà una diagnosi clinica nel corso della vita, e appena il 2,5% morirà a causa di questa malattia, in media intorno agli 80 anni.
In altre parole: la maggior parte degli uomini muore con un tumore alla prostata, non a causa del tumore. Spesso non se ne accorgono nemmeno. Questo dato rende complesso il tema dello screening.

Cos’è il test PSA prostata?

Il PSA (Prostate Specific Antigen) è un enzima prodotto dalla prostata che serve a fluidificare lo sperma. Quando i livelli nel sangue sono elevati, possono indicare la presenza di un tumore. Per questo negli anni ’90 la FDA (ente regolatorio statunitense) approvò il test come metodo di screening precoce.
Se il valore PSA risulta alto, il test viene ripetuto. In caso di conferma, il passo successivo è di solito una biopsia della prostata con guida ecografica. Se emerge un tumore, le opzioni vanno dalla chirurgia alla radioterapia, fino alla chemioterapia o al cosiddetto watchful waiting (osservazione attiva senza trattamento immediato).

Perché il PSA prostata è controverso?

Il problema principale è il rischio di sovradiagnosi e trattamenti inutili.
Molti tumori della prostata sono indolenti: non darebbero mai sintomi né ridurrebbero l’aspettativa di vita. Eppure, una volta diagnosticati, molti uomini vengono avviati a interventi che possono compromettere gravemente la qualità della vita.

Le principali società scientifiche, tra cui la U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), hanno per anni sconsigliato lo screening di massa. Oggi la raccomandazione è cambiata: la decisione deve essere individuale, presa insieme al medico sulla base di rischi e benefici.

I numeri reali del test PSA prostata

Gli studi mostrano che:

  • Su 1.000 uomini sottoposti a screening regolare, circa 150 ricevono un falso positivo e subiscono una biopsia inutile.

  • 20-50% dei tumori diagnosticati non avrebbero mai dato problemi nella vita del paziente.

  • 3 su 1.000 uomini muoiono per complicazioni da prostatectomia radicale.

  • 1 su 5 sviluppa incontinenza urinaria permanente.

  • 2 su 3 vanno incontro a disfunzione erettile permanente.

  • Con la radioterapia, oltre il 60% degli uomini ha problemi di erezione e fino al 16% sviluppa incontinenza fecale.

Eppure, molti credono di essere stati “salvati” dal PSA prostata, quando in realtà sono stati sovradiagnosticati e trattati inutilmente.

Quindi, fare o non fare il test PSA prostata?

La medicina oggi non dà una risposta unica. Dipende dall’età, dallo stato di salute generale, dalla familiarità per tumore prostatico e dalla preferenza personale.
Gli esperti concordano su un punto: non tutti devono sottoporsi a screening, e la decisione va presa insieme al proprio medico, valutando attentamente rischi e benefici.


Fonti